Successioni e fiscalità: aliquote, franchigie, beni esenti

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Italia, paradiso fiscale?

Facendo riferimento alle attuali aliquote gravanti sulle successioni, di frequente si parla dell’Italia come di un Paese fiscalmente “paradisiaco” per eredi e assegnatari.

In Italia, il tema delle successioni è disciplinato dal Codice Civile e fa riferimento alla trasmissione di beni, diritti e obblighi di un soggetto defunto ai suoi eredi. Negli anni, la materia successoria, unitamente a quella della fiscalità connessa, è stata (e continua a essere) oggetto di approfondimento anche da parte dei consulenti finanziari e patrimoniali, dal momento che tocca da vicino le vicissitudini di tanti clienti, per i quali rappresenta in termini di pianificazione uno step estremamente significativo.

Infatti, se le eventuali disposizioni testamentarie effettuate in vita e redatte in modo conforme alla legge consentono al defunto di nominare i propri eredi e di stabilire, nel rispetto delle norme, come distribuire i propri beni, la loro assenza fa sì che le assegnazioni avvengano secondo le quote ereditarie previste dal citato ordinamento. Nel primo caso si parla di successione testamentaria, nel secondo di successione legittima. Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in 10 anni e questo termine decorre dal giorno dell’apertura della successione che corrisponde alla data del decesso della persona cara.

Purtroppo, la lacunosa conoscenza della materia da parte di molti cittadini, che induce a non prendere in considerazione per tempo il tema della successione, unitamente alle implicazioni derivanti soprattutto dalla successione legittima, fornisce alla cronaca casi (anche illustri) di dissidi tra gli eredi che sfociano in contenziosi legali duraturi e costosi. Il ricorso al testamento e a soluzioni ad esso complementari consente, infatti, un’assegnazione certamente più in linea ai desiderata del testatore e attenua di molto i rischi futuri di litigiosità e controversie giudiziarie.

Facendo riferimento alle attuali aliquote gravanti sulle successioni, di frequente si parla dell’Italia come di un Paese fiscalmente “paradisiaco” per eredi e assegnatari. La ragione di tale etichetta è spiegata dal confronto con altri Stati, che presentano aliquote e franchigie meno generose di quelle attualmente in vigore e riportate di seguito:

Al fine di garantire un maggior gettito fiscale, da diversi anni si ipotizza un inasprimento delle suddette aliquote e un contestuale ridimensionamento delle attuali franchigie.

Tuttavia, a prescindere dalle tempistiche di un simile intervento, restano fiscalmente esenti in fase successoria:

  • i beni come i veicoli iscritti al P.R.A.,
  • le indennità spettanti agli eredi o ai legatari (come il TFR),
  • le assicurazioni sulla vita o caso morte,
  • i Titoli di Stato o del debito pubblico (ad es. BTP, CCT, BOT),
  • i titoli corrispondenti del debito pubblico emessi dagli Stati dell’Unione Europea o aderenti allo Spazio Economico Europeo,
  • le aziende familiari (a condizione che vengano tenute per almeno 5 anni),
  • i crediti verso lo Stato ed enti previdenziali, ma anche i crediti contestati giudizialmente alla data di apertura della successione, e quelli ceduti allo Stato entro la data di presentazione della dichiarazione della successione,
  • i beni culturali che godono di un vincolo anteriore all’apertura della successione (opere d’arte e immobili, per i quali il Ministero dei Beni Culturali abbia già dichiarato l’interesse storico artistico).

Tali beni, quindi, sono esclusi dal pagamento dell’imposta di successione, dal momento che non concorrono a formare l’attivo ereditario e, pertanto, non devono essere inseriti nella dichiarazione di successione.

(Questo articolo è stato pubblicato su Citywire il 3 novembre 2023: https://bit.ly/citywire-successioni-fiscalità-italia)

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