Longevità e Non Autosufficienza: non si scherza col futuro

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Meglio un corno portafortuna che una polizza assicurativa.

Sembra la triste conclusione a cui giungono molti italiani, quando devono pianificare per tempo gli eventi della vita o gestirne gli eventuali rischi. Di certo, la pianificazione è un compito di per sé piuttosto arduo, che però diventa quasi improponibile per chi manifesta una cronica inattitudine verso questi aspetti e, più in generale, per chi predilige rifugiarsi in scongiuri ricorrenti e atteggiamenti fatalistici, quando si tratta di affrontare problematiche potenziali che hanno a che fare con la propria salute o con l’ipotesi di premorienza.

È proprio quando i possibili eventi futuri vengono percepiti come molto spiacevoli e particolarmente stressanti che gli individui tendono a non volersene occupare, rimuovendo dalla propria attenzione e dai propri discorsi quelle possibilità.
“Non ne parliamo che porta sfiga!”
“Me ne occuperò quando, e se, sarà necessario.”
Frasi di questo genere si sprecano. Rimandare o, per l’appunto, rimuovere sembrano le soluzioni predilette per risolvere la questione. Ma la questione è molto più seria di qualsiasi ricetta ad alto tasso di ingredienti esorcistici.

I temi del welfare pubblico e la tutela del proprio futuro sono temi scottanti che necessitano di un livello di conoscenza e di consapevolezza più elevato di quello che possiede attualmente la maggior parte degli italiani. Eppure i numeri sono già molto preoccupanti e dovrebbero indurre ad una scrupolosa riflessione; tuttavia, la falsa certezza che si tratti di “rischi” in capo allo Stato concorre ad una percezione alterata del problema e ad un immobilismo già evidente in altri ambiti.

I numeri e le conseguenze

Con un’età media pari a circa 83 anni, l’Italia si conferma come uno dei Paesi più longevi al mondo e, insieme alla Francia, detiene in percentuale il primato europeo degli ultracentenari: al 1° gennaio 2019 erano quasi 14.456 (di cui, l’84% donne).
Dal 2009 al 2019 i centenari sono cresciuti di oltre 3.000 unità, quelli di 105 anni e oltre sono più che raddoppiati, da 472 a 1.112, con un incremento del 136%. La quota maggiore di ultracentenari (105 anni e oltre) è residente nel Nord Italia e la regione con la più alta percentuale è la Liguria.

Fonte: Istat

Dei 125 italiani che tra il 2009 e il 2019 hanno raggiunto e superato i 110 anni di età, il 93% è costituito da donne.

La speranza di vita media continua a crescere e si stima che nel 2060 gli ultrasessantacinquenni, che oggi rappresentano il 22,75%, arriveranno ad essere oltre il 33%, considerando che nel frattempo gli abitanti saranno probabilmente diminuiti di circa 10 milioni.

L’aumento della vita media porterà con sé un inevitabile deterioramento delle condizioni di salute e del numero di persone non autosufficienti; di qui, la conseguente crescita delle spese per l’assistenza a lungo termine.
Chi pagherà? “Lo Stato”, penseranno in tanti. Risposta ottimistica, ma probabilmente sbagliata. Vediamo perché.

Un’occhiata alle spese

L’indagine 2018 di Italia Longeva sull’Assistenza Domiciliare in Italia (ADI) evidenzia alcuni aspetti che meritano un’attenta riflessione:

  • l’organizzazione dei sistemi sanitari nazionali europei vive un’epoca di fermento;
  • in Europa il rapporto tra la popolazione anziana e quella attiva passerà dal 29% del 2015 al 51% nel 2080;
  • l’incremento delle richieste assistenziali in termini di long-term care determinerà un’impennata della spesa sanitaria destinata alla sua copertura;
  • i Paesi europei devolvono alla long-term care percentuali differenti della spesa sanitaria;
  • in Italia, nel 2014, la spesa per la long-term care ha rappresentato il 10,1% della spesa sanitaria, ovvero 14,9 miliardi di euro (spesa pubblica + spesa delle famiglie).

Percentuale spesa sanitaria per long-term care in Europa

Fonte: Spesa sanitaria secondo il System of Health Accounts – Eurostat Database – Dati riferiti al 2014

Tralasciando altri aspetti, l’Italia destina solo 2,3 miliardi (l’1,3% della spesa sanitaria totale) all’erogazione di cure domiciliari; questo dato si rivela insufficiente e comporta per le famiglie italiane un contributo di 73 milioni per le medesime spese. In prospettiva, è facile immaginare un incremento di questo esborso a carico dei privati.

È un dato di fatto che il Servizio Sanitario Nazionale sia in fase involutiva e non sia in grado di fornire né un livello di prestazioni standard su tutto il territorio nazionale, né la gratuità totale dei servizi, indipendentemente dalle fasce di reddito. La quota dei pagamenti in spesa sanitaria direttamente a carico dei pazienti è aumentata del 2,5%, passando dal 21% del 2009 al 23,5% del 2017. Nel resto d’Europa, la media è del 16%.

Pertanto, qualora non fosse abbastanza chiaro, lo Stato non sarà in grado di far fronte alle necessità crescenti dei cittadini. Seppur a malincuore, occorre prenderne coscienza e farne prendere coscienza; in caso contrario, il risveglio potrebbe essere più sgradevole dell’incubo. Ancora più sgradevole del fatto che, a fronte di un gettito fiscale tra i più elevati di Europa, i cittadini si ritrovino in cambio servizi insufficienti, se non addirittura assenza di servizi.

Si vive più a lungo…ma si vive peggio

La longevità italiana presenta caratteristiche che meritano un’ulteriore riflessione: in Italia i 65enni hanno un’aspettativa di vita residua più elevata rispetto alla media dell’Unione Europea (22,4 anni per le donne e 19,1 anni per gli uomini).
Tuttavia, a preoccupare parecchio è proprio la qualità di questa speranza di vita, che denota dati poco confortanti ed evidenzia in quelle fasce d’età importanti limitazioni funzionali. Difatti, sempre a 65 anni, la speranza di vita in buona salute e senza limitazioni dell’autonomia personale è di 7,5 anni per le donne e 7,8 anni per gli uomini; la media europea è di 9,4 anni per entrambi i sessi.

Fonte: Eurostat – Anno di riferimento 2015, anni di vita media

Va ancora peggio per gli over 75; rispetto alla media dell’Unione Europea gli italiani in questa fascia anagrafica presentano maggiori problemi di salute e patologie di lunga durata. Circa un anziano su due, infatti, soffre di almeno una malattia cronica grave o è addirittura multicronico. Le quote tra gli over 80 vanno ben oltre questa soglia e arrivano rispettivamente al 59% e 64%.

Fonte: Istat – Principali indicatori di salute delle persone di 65 anni e più per classi di età e sesso – Anno di riferimento 2015

Domanda in aumento e tutela pubblica insufficiente

Con rare eccezioni, l’incapacità gestionale di politici e funzionari è una costante da decenni, con buona pace di cittadini e contribuenti, costretti a sorbirsi promesse e slogan preconfezionati, utili ad alimentare illusioni e ad annebbiare la ragione. La rete dell’assistenza a lungo termine è fatta di cure a domicilio e di residenzialità assistita; purtroppo, questa rete evidenzia già oggi notevoli carenze e dimostra una crescita più lenta rispetto alle reali necessità di assistenza.

Se, come è assai probabile, la domanda ‘assistenziale’ di lungo termine aumenterà in modo significativo, è consigliabile che ognuno valuti sin da subito la possibilità di ricorrere a forme assicurative collettive o individuali long-term-care, meglio conosciute con il loro acronimo LTC. Questo tipo di soluzione, spesso presente anche nei fondi sanitari e nei fondi pensione, è in grado di fornire coperture in caso di disabilità o di non-autosufficienza. Le LTC rappresentano una forma di tutela preventiva nei confronti di criticità che potrebbero sopravvenire e cagionare stravolgimenti di vita inaspettati.

Da tenere in debito conto anche l’aspetto fiscale, dal momento che queste tipologie di contratti sono le uniche a conservare il beneficio della vecchia detraibilità dei premi, per un importo fino a 1.291,14 € (al netto dei premi aventi per oggetto il rischio di morte o di invalidità permanente), che si traduce in un risparmio massimo di imposte pari a 245,31 €.
Come si suol dire: “Piuttosto che niente…”

Crisi del Sistema e scelte irrazionali

Ricapitolando: gli Italiani vivono sempre più a lungo, ma hanno bisogno di assistenza per la fase di vita più delicata e, forse, più fragile. Il Paese spende parecchio in questa direzione, ma le risorse risultano già oggi insufficienti; tra qualche anno il Sistema potrebbe non essere più in grado di assorbire questa crescente onda d’urto.

In Germania, dal 1995 è istituito l’obbligo di stipulare un’assicurazione sulla non autosufficienza, proprio per evitare che le famiglie possano trovarsi in gravi difficoltà economiche, qualora si trovassero nella spiacevole situazione di doversi fare carico di una persona disabile o non autosufficiente. Immaginare un obbligo simile in Italia pare, almeno al momento, assai azzardato e comunque sarebbe fuori luogo, considerando ciò che lo Stato assorbe già dai cittadini senza garantire loro un’adeguata contropartita.

C’è chi penserà: “La non-autosufficienza non è un mio problema”, “A me non capita, perché ho una genetica d’acciaio”, oppure si rifugerà nell’inutile quanto illusoria speranza che “Tanto, poi, se capita, in qualche modo faremo.”
Disinteressarsi è certamente una scelta; irrazionale, ma pur sempre una scelta.

Razionalmente, invece, le prospettive sul tema consigliano di vincere l’immobilismo e la procrastinazione, analizzando cosa fare per affrontare tempestivamente e soggettivamente la situazione. È necessaria la consapevolezza che occorreranno piccoli sforzi finanziari, i quali, però, possono essere mitigati con una lungimirante definizione degli obiettivi e con un’adeguata pianificazione delle risorse.

Pianificare oggi per non preoccuparsi domani

Chi decidesse di pianificare attraverso strategie fai da te, ricordi che – nella scelta di una polizza Long Term Care – è opportuno preliminarmente:

  • avere almeno 4-5 preventivi da confrontare nel modo più omogeneo possibile;
  • comprendere la differenza tra una LTC temporanea e una a vita intera;
  • comprendere la differenza tra una LTC a capitalizzazione e una a ripartizione;
  • analizzare il premio in stretta funzione con le garanzie e le coperture della polizza stessa;
  • valutare attentamente il periodo di carenza;
  • fare attenzione alle esclusioni specifiche previste dalla polizza.

In tutti i casi, è consigliabile prendersi il tempo necessario e approfondire la propria conoscenza in materia.
Questo è un buon modo per farlo.

Ognuno decida anche sull’opportunità di farsi seguire da un consulente in questo sfidante percorso. Sia chiaro, tuttavia, che un professionista competente e preparato potrà fornire un valido supporto, ma non avrà poteri divinatori o di preveggenza. Non conosce il futuro e può solo affidarsi ad una metodologia, meglio se collaudata, che sappia tenere conto delle singolarità di ogni contesto, ma che necessita di una consapevole e costante collaborazione da parte del cliente.

Il futuro è una cosa seria e lo si costruisce imparando dal passato e prendendo decisioni nel presente. Trattarlo come una scommessa lasciata al caso, significa aver già perso la scommessa.

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