La procrastinazione uccide il denaro

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Abituarsi a convivere con i “cigni grigi”

Dopo la pubblicazione de Il cigno nero”, scritto da Nassim Taleb, è diventato noto (e assai usato) il concetto per il quale ogni evento imprevedibile che produce danni di grande entità viene descritto giustappunto con la locuzione tratta dal titolo del libro. I riferimenti ai cigni neri sono snocciolati soprattutto quando si parla di mercati finanziari e dei loro relativi crolli, spiegati dagli impatti socio-economici di quegli episodi tanto rari quanto imponderabili.

Il clima di incertezza e di ambiguità che ha caratterizzato gli ultimi anni rappresenta una costante con cui sarà indispensabile fare i conti anche nel prossimo futuro. Ciò non implica necessariamente la manifestazione di nuovi cigni neri, quanto piuttosto di accadimenti che – con libera licenza – definisco cigni grigi, ossia situazioni già viste in passato (crisi finanziarie, emergenze sanitarie, conflitti bellici, ecc..), ma la cui ricaduta nella società attuale può risultare difficile da determinare con adeguata approssimazione e può diventare fonte di grande disorientamento per gli individui.

Cosa fare, allora? Sarà opportuno guardare indietro e osservare quanto accaduto nel tempo, evitando però di incappare nell’illusione che le nuove risposte saranno un mero copia-incolla delle vecchie. In altri termini, sarà utile entrare nell’ottica che anche i mercati finanziari, così come la realtà e la società di cui parlava Zygmunt Bauman, saranno estremamente “liquidi”, nel senso inteso dal filosofo polacco, cioè in continuo divenire e incapaci di fornire qualsivoglia forma di certezza e di rassicurazione nel breve termine.

È necessario imparare a convivere con questi principi senza cadere nel fraintendimento di pensare, sbagliando, che sia inutile pianificare i progetti di vita vista le incertezze del presente. In realtà, è quantomai opportuno elaborare strategie capaci di adattarsi alla mutevolezza del contesto, senza dimenticare che investire nell’economia reale – attraverso l’economia finanziaria – è spesso uno dei modi più produttivi di cavalcare i mercati e il futuro, senza lasciarsene sopraffare.

Paure legittime e reazioni inadatte

È piuttosto preoccupante, tuttavia, constatare il modo in cui molte persone reagiscono alle situazioni di incertezza che gravano sui loro risparmi: i comportamenti diventano quasi inevitabilmente impulsivi o a basso tasso di lucidità. Da una parte, tutto questo è “normale”, quando i timori prendono il sopravvento e sono alimentati da una quantità copiosa di adrenalina e cortisolo; dall’altra, la difficoltà di attingere alla propria ragionevolezza, allorché c’è da gestire le proprie risorse finanziarie, può comportare beffe considerevoli, oltre che danni rilevanti.

Avere paura è umano quando l’assenza di sicurezze accompagna il nostro quotidiano e ci sembra di non poter riporre fiducia in nessuno, ma è proprio questa consapevolezza che dovrebbe indurci ad assumere una condotta che salvaguardi il più possibile il nostro futuro e quello delle persone a noi care. Al contrario, invece, a prevalere più di frequente sono le scelte di procrastinazione, quelle che tendono a rimandare le decisioni di investimento a un momento posteriore da individuare non si sa bene come e in base a quali parametri.

La procrastinazione, però, può uccidere il denaro e le possibilità di realizzazione ad esso connesse. Lasciare il denaro improduttivo è una preferenza capace di generare tranquillità nell’immediato, e per qualcuno rappresenta un’opzione irrinunciabile di questi tempi, ma è una decisione con cui si rischia di dover fare i conti in futuro, quando si comprenderà che al numero di zeri rimasto immutato corrisponderà purtroppo un valore spendibile drasticamente ridotto.

Ciò che crea perplessità, tuttavia, è vedere come taluni decidono di reagire a questo stato di cose. Invece di adottare una strategia e una pianificazione mirata, decidono di affidarsi al fato. Non è raro che investano tempo per cercare espedienti e consigli per un arricchimento rapido, ignorando ogni regola di buon senso, e sovrastimano le proprie probabilità di svoltare una per volte per tutte, tentando di sedurre in tutti i modi la buona sorte. Alla strategia preferiscono la fretta e la superficialità.

I rischi nascosti di chi non ha una strategia

Molti clienti, certamente senza ammetterlo, cercano soluzioni finanziarie che conducano a guadagni celeri e ingenti, ma per diverse ragioni sono poi costretti a ripiegare sulle loro posizioni, realizzando che si tratta di ambizioni difficili e pericolose da concretizzare. Sebbene sia noto anche ai meno esperti che i profitti facili siano difficili da conseguire, sembra essere un connotato biologico quello che spinge verso la ricerca di soluzioni più o meno “magiche” che gonfino il proprio portafoglio dalla sera alla mattina.

Questo comportamento è dovuto alla spiccata propensione del cervello umano a ricercare scorciatoie redditizie, evitando il più possibile sovraccarichi cognitivi che implichino un dispendio di attenzione e di energie. Ottenere tanto col minimo sforzo pare essere un principio non dichiarato, ma presente e potente in tante persone, a prescindere dal loro livello di istruzione o da altre variabili. È come decidere di agire, soggiogando l’applicazione di una buona strategia alla ricerca silente e costante di un colpo di fortuna capace di cambiare la vita.

In buona sostanza, fretta e strategia sono pessime coinquiline e una loro eventuale convivenza forzata è destinata a creare patemi e disagio. Chi corteggia la prima si lascerà irretire da coloro che si dilettano a fare previsioni e dispensano suggerimenti segretissimi dai gain esorbitanti. Chi si affida alla seconda sa che deve dotarsi di pazienza e disciplina per raggiungere i propri scopi, facendosi sordo – oltre che alle sirene dei previsionari – anche ai perversi influssi mediatici che, al solo scopo di fare audience, inquinano i pensieri della massa con titoloni terroristici.

La consapevolezza di questi aspetti è già un buon punto di partenza, sebbene il percorso da fare per cercare la propria strategia possa essere difficoltoso se affrontato autonomamente, visto che di solito non riusciamo a essere realmente obiettivi e imparziali con noi stessi. In tal senso, potrebbe giovare la figura di un professionista di supporto, a condizione però che l’eventuale ricerca e individuazione di un consulente non prescinda proprio dal fatto che costui debba possedere le competenze necessarie per aiutare il cliente a individuare la strategia più corretta alla finalizzazione dei propri scopi, senza incappare nell’equivoco (purtroppo ricorrente) di passare come il garante dei prodotti e delle loro performance!

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