Il risparmio e l’analfabetismo finanziario crescono durante la crisi

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Gli italiani? Ottimi risparmiatori ma pessimi investitori.

Un’anticipazione della nuova edizione del Global Attractiveness Index, stilato da Aviva Assicurazioni e The European House – Ambrosetti, conferma una tendenza già nota da tempo: gli italiani sono risparmiatori esemplari, ma investitori poco virtuosi.

Secondo l’anteprima del rapporto, l’Italia si colloca all’ultimo posto tra i Paesi del G20 in quanto ad educazione finanziaria, con un punteggio medio di 3,5 su 9. Un altro sondaggio condotto a maggio, e pubblicato sull’ING International Survey di luglio, mostra che gli italiani sono oggi molto più oculati circa la gestione dei propri soldi. Il 55% degli intervistati afferma di spendere meno a causa del Covid-19, mentre il 33% sostiene di aver incrementato i propri risparmi rispetto a prima della pandemia.

Fonte: ING International Survey – luglio 2020

18 milioni e mezzo di famiglie (su 25 milioni) non utilizzano strumenti finanziari, vuoi per mancanza di cultura in proposito, vuoi per un generale clima di sfiducia che ormai aleggia da tempo sul Belpaese. Oltre il 63% degli italiani non si fida degli intermediari finanziari; è indubbio che le spiacevoli vicissitudini che, negli ultimi anni e da nord a sud, hanno interessato le sorti di diverse banche e di tanti loro azionisti hanno fornito un impulso significativo a tale diffidenza.

Se a questo si aggiunge che oltre un quarto dei risparmiatori sovrastima la propria cultura finanziaria, allora il quadro è pressoché delineato: si continua a prediligere un accumulo non finalizzato e a lasciar crescere i saldi di conto corrente, rifugiandosi in comportamenti che non hanno nulla di strategico.

Liquidità in crescita e scoperture assicurative

Durante il mese di marzo, cioè in piena crisi Covid-19, si stima che gli italiani abbiano messo da parte quasi 17 miliardi di euro, a fronte di una media mensile di circa 3,4 miliardi. Gli ultimi rapporti ABI, pubblicati in giugno e in luglio, confermano questa tendenza anche per i mesi di maggio e giugno:

  • in maggio i depositi (conti correnti, certificati di deposito, ecc…) sono aumentati di oltre 115 miliardi di euro rispetto ad un anno prima, con una variazione annua pari a +7,6%;
  • in giugno l’incremento è di 93 miliardi rispetto all’anno precedente con una variazione del +6,1% su base annua.

La scarsa alfabetizzazione finanziaria acuisce, soprattutto in momenti di crisi, l’attitudine a risparmiare e ad accumulare liquidità, ignorando i rischi inflazionistici di lungo termine sulle somme in giacenza sui conti correnti.

È opinione diffusa che il grande accumulo di liquidità fatto dagli italiani sia anche un modo per compensare la loro cronica scopertura assicurativa; sono in tanti a pensare che eventuali emergenze possano essere meglio affrontate con la liquidità disponibile, … o magari con un “gratta e vinci”, dal momento che per il gioco d’azzardo vengono spesi 100 miliardi all’anno, mentre per le polizze contro rischi gravi se ne spendono meno di 5.

Ad eccezione di quanto è obbligatorio (RC Auto), infatti, sono ancora pochi coloro che predispongono per sé e per la propria famiglia un’adeguata tutela assicurativa e previdenziale. Gli ultimi dati Ania evidenziano che solo il 46% delle abitazioni è coperta da un’assicurazione contro l’incendio. Ancora più preoccupante è la situazione che riguarda le calamità naturali, un rischio più che concreto in buona parte della penisola; le abitazioni coperte da polizze specifiche contro questo tipo di rischio sono poco più del 3% del totale, mentre il pericolo riguarda circa il 75% degli immobili residenziali.

Paura e ignoranza sono pessime consigliere

I timori, e ancor più le forme di psicosi collettiva, alimentano comportamenti conservativi e rendono estremamente complicato l’adozione di scelte più lucide e ragionate da parte dei risparmiatori, i quali sono soliti percepire le asset class diverse dalla liquidità solo come un rischio. Pertanto, è impossibile individuare soluzioni di massa o ricette miracolose che possano illuminare come d’incanto chi pensa che, l’accumulo prima e l’immobilismo poi, rappresentino le migliori soluzioni da adottare.

Ai professionisti del settore spetta il compito di lavorare capillarmente, sui singoli clienti e secondo le loro soggettive peculiarità, magari in attesa che i programmi di alfabetizzazione finanziaria attecchiscano (?) e comincino a mostrare i primi segni di efficacia.
Tuttavia, è meglio non illudersi: il percorso è ancora lungo e probabilmente tortuoso, a causa dell’atavica inattitudine a comprendere che risparmiare e investire sono due processi distinti, che richiedono conoscenze e predisposizioni diverse.

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