Caccia al tesoro: l’eredità non è uguale per tutti

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Gli esempi VIP da non seguire

Negli ultimi dieci anni alcune celebri “scomparse” ci hanno fornito un’ampia letteratura in merito ad azioni improprie o a scelte erroneamente traslate nella pratica, allorché i protagonisti hanno deciso di testare le proprie volontà in relazione al proprio patrimonio.

In realtà, ci sono stati esempi eclatanti anche di chi “ha scelto di non scegliere”, generando dubbi e perplessità difficili da sopire anche a distanza di tempo, soprattutto quando queste scelte sembrano contrastare in modo evidente con la percezione collettiva del buon senso e, perché no, della riconosciuta intelligenza del celebre de cuius di turno.

A titolo esemplificativo, tra coloro che hanno deciso di non lasciare alcun testamento, il caso, certamente tra i più noti, resta quello di Lucio Dalla, scomparso il 1° marzo del 2012, la cui eredità si è trasformata in una lunga e perdurante querelle; i cugini eredi, la Fondazione, il Comune, il Tar: attori inaspettati di promesse non mantenute, accuse, richieste e sentenze.

Lucio Dalla cantautore bolognese che non ha fatto testamento
Lucio Dalla

Personalmente, non voglio entrare nel merito della sfera privata circa la reale o presunta relazione col produttore – amico Marco Alemanno e la mancata assegnazione a costui di eventuali beni.

A mio parere, in tutta questa faccenda, il punto è un altro e ben più semplice da cogliere: Lucio Dalla non ha fatto testamento.

Lucio Dalla ha scelto di non scegliere

Questo ha comportato ex post un’assegnazione indivisa del suo significativo patrimonio immobiliare e mobiliare a parenti non certo prossimi (5 cugini) e a cui, forse – e dico forse -, il cantante non ha mai pensato come agli assegnatari più meritevoli dei propri beni dopo la morte.

Confesso che se potessi fargli una domanda, gli chiederei: “Caro Lucio, premesso che la tua situazione ti permetteva di poter disporre totalmente del tuo patrimonio e di poterlo assegnare liberamente a chi volevi, è proprio quella che si è venuta a creare dopo la tua scomparsa la realtà che desideravi?”

Potrò sbagliarmi, ma me lo immagino crucciato e deluso mentre scuote la testa ancora incredulo per come si è dipanata la matassa.

È un monito per tutti:

NON FARE TESTAMENTO È UN ESEMPIO DA NON SEGUIRE

Non conosco le ragioni che hanno portato l’artista alla sua non scelta e oggi poco importa quale sia la verità (consapevolezza, scaramanzia o non conoscenza); ciò che conta, invece, è osservare le conseguenze di tale successione (legittima), che avrebbe potuto avere ben altro epilogo se solo l’artista avesse deciso di lasciare le proprie volontà per iscritto.

Il 90% degli Italiani non fa testamento

Molti individui pensano che fare testamento “sia una roba da ricchi”: che ci si creda o meno quest’assurdità è tra le più gettonate (ed errate) credenze che portano il 90% degli italiani ad astenersi dal testare le proprie volontà. Le diatribe successorie fanno dell’Italia il Paese più litigioso d’Europa, eppure – tra chi si astiene dal redigere testamento – sono innumerevoli quelli che si ostinano a sbandierare in vita l’invidiabile armonia della propria famiglia e dei propri cari quale elemento sufficiente a rendere “inutile ogni pezzo di carta”. “Dopotutto, non cominceranno certo a litigare dopo la mia morte o sulla mia tomba!!” Beato ottimismo ….

Tuttavia, anche quando si decide di farlo, è opportuno essere consapevoli dei modi e delle accortezze necessarie con cui redigere un testamento, onde evitare di far incappare gli assegnatari prescelti in successive spiacevoli conseguenze.

Oriana Fallaci scrittrice toscana
Oriana Fallaci

Quando il 21 agosto 2006, nel suo appartamento newyorkese, Oriana Fallaci scriveva poche righe per designare suo unico erede il nipote Edoardo Perazzi (lasciando a bocca asciutta la sorella Paola e l’altro nipote Antonio, rispettivamente madre e fratello di Edoardo) faceva qualcosa che il nostro ordinamento le consentiva: assegnare il proprio patrimonio a chi voleva, non avendo coniuge o discendenti.

Tuttavia, a seguito della morte avvenuta a Firenze pochi giorni dopo (15 settembre 2006), ci sono volute diverse perizie calligrafiche e una valutazione medica circa il buono stato cognitivo della scrittrice, il tutto contornato da una causa giudiziaria in famiglia, per mettere la parola “fine” ad un altro spiacevole capitolo italico, riconoscendo l’autenticità della firma e il conseguente diritto del nipote Edoardo.

Ma mi chiedo: la Fallaci avrebbe potuto optare per una soluzione differente (magari un testamento pubblico), consapevole che la sua scelta avrebbe generato consistenti dissapori nella sorella e nell’altro nipote?

Il testamento olografo di Pietro Mennea

Sette anni dopo, una perizia grafologica di parte ha dato invece un esito inaspettato a seguito di un’altra “celebre” successione, quella di Pietro Mennea, morto a Roma il 21 marzo 2013 a seguito di una lungo e doloroso calvario.

Pietro Mennea atleta pugliese già record man dei 200 metri
Pietro Mennea

Nove giorni prima della morte veniva depositato presso un notaio un suo testamento olografo che indicava la moglie Manuela quale unica erede (i coniugi non avevano figli). I fratelli del campione impugnavano il testamento e ne mettevano in discussione la redazione olografica, non risparmiando una velata ma mai dichiarata accusa nei confronti della cognata. Un perito da loro incaricato sanciva la non autenticità del documento, dando il via ad una sequela di accuse incrociate, di richieste di sequestro giudiziario del patrimonio ed altre amenità simili che ancora lasciano strascichi.

Ricordo che in assenza di tale testamento (cioè, qualora la successione fosse stata legittima), ai fratelli del campione sarebbe spettato un terzo del patrimonio. Mi astengo da qualsiasi commento che abbia valenze morali; non so chi abbia ragione e non mi interessa saperlo.

Il quesito che pongo idealmente è un altro: in questa situazione, la scelta del testamento segreto era davvero quella più adeguata? Domanda retorica anche questa, poiché il mio convincimento è che il testamento pubblico sarebbe stato più idoneo alla delicata situazione. 

Questa breve carrellata si conclude con un personaggio che ho sempre ammirato per la sua straordinaria capacità di rendere comprensibili argomenti di “dimensioni astrofisiche”.

Anche i geni sbagliano

Quando il 29 giugno 2013 Margherita Hack è venuta a mancare, ha lasciato sulla terra la sua grande passione per gli animali e il suo grande amore per il marito, Aldo De Rosa, sposato da ben 70 anni.

Margherita Hack

L’astrofisica, però, ha lasciato anche un testamento olografo, redatto nel 2009 e compendiato poi due anni dopo. In quest’ultimo, assegna, sì, tutti i suoi beni all’amato consorte (i due non avevano figli), ma poi aggiunge: “Alla morte mia e di Aldo i depositi in denaro gestiti da … Banca …. e ammontanti a circa 500mila euro andranno lasciati alle associazioni …., …. e …..» e a sette stretti amici citati con nome e cognome. La Hack fa riferimento anche ai diritti d’autore dei suoi libri: «Le somme andranno suddivise in parti uguali tra gli enti e le persone citate».

“Più chiaro di così!?!”, penseranno in molti. E invece no!

Poco più di un anno dopo, il 26 settembre 2014, muore anche il marito Aldo De Rosa che nel proprio testamento scrive: «Desidero che, dopo la mia morte, tutti i miei beni vengano dati alla signora Tatjana Gjergo».

Boom, apriti cielo!

Scoppia un putiferio mediatico di cui si sente ancora l’eco. Insorgono le associazioni animaliste che si sentono defraudate di quanto la Hack aveva stabilito. La stampa ricorre ai soliti titoloni eclatanti: “Volontà tradita”, “I desideri della Hack diventano carta straccia”, “Tutta l’eredità della Hack nelle mani di una badante”, e così via.

Margherita Hack e Tatjana Giergo

Prima di ricorrere a facili illazioni, è bene ricordare che la signora Tatjana Gjergo era da sempre l’aiutante di Margherita e di Aldo. Era una persona di assoluta fiducia, molto ben voluta dai coniugi, se è vero com’è vero che la stessa Hack l’aveva designata come assegnataria della loro casa, dopo la morte di entrambi.

E veniamo al punto.

In Italia sono vietati i patti successori

Ognuno, nel proprio testamento, può designare chi desidera come destinatario dei propri beni, ovviamente in ottemperanza a quanto previsto dal nostro ordinamento.

La scienziata, tuttavia, è andata inconsapevolmente oltre. Con il suo scritto, ha fatto ricorso cioè ad un fedecommesso; in altre parole, non si è limitata ad assegnare i suoi beni al coniuge, ma ha disposto che cosa avrebbe dovuto fare il marito di questi beni dopo la morte del coniuge stesso.

Bene. Anzi, male! L’ordinamento italiano vieta questo istituto, eccezion fatta per casi specifici (erede interdetto). Nel caso in questione – una volta ricevuti i beni e divenuti propri – il coniuge, capace di intendere e di volere, poteva fare ciò che voleva: poteva rispettare i desiderata non vincolanti della moglie oppure stravolgerli. E così ha fatto, a quanto pare.

Se l’astrofisica voleva assegnare qualcosa a qualcuno doveva farlo direttamente, attraverso il proprio testamento, e non differendo tale assegnazione alla morte del coniuge, disponendo – a quel punto – in modo improprio. Ancora una volta, che sia stata mal consigliata, o non sia stata consigliata affatto, poco importa: le conseguenze parlano da sole.

Gli insegnamenti da apprendere

Questi casi illustri, da cui non prendere esempio, e in particolare gli esiti ad essi associati fanno comprendere l’importanza di evitare superficiali improvvisazioni, allorché si decide di usare uno strumento prezioso come il testamento.

È fondamentale affidarsi a professionisti capaci di spiegare al cliente le caratteristiche di ogni forma di volontà testata, ma soprattutto di comprendere e far comprendere quale sia quella più adatta alle varie situazioni.

È necessario spiegare compiutamente ai clienti che il testamento un mezzo di tutela, ma è altresì un modo per prevenire litigiosità future e per ottimizzare la fiscalità.
Chi ha a cuore il bene dei propri cari, non può e non deve trascurare questi aspetti.

E poi, si sa: fare testamento allunga la vita!

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